CULTURA LEGNO, Manzano (UD) ITALIA


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Diario 24.12.2009

Progetti > Nicola Gandolfi > Diario di Nico

probabilmente se fossi stato li con voi questa sera avrei detto molte meno parole di quello che vi ho potuto scrivere qui sotto....
Un abbraccio.Nico


......alla vigilia di questa mia nuova missione in foresta ero piuttosto timoroso di recarmi in quel posto in questo periodo così avverso dominato dalle piogge, i tuoni e il fango....due missioni avrei dovuto accomplire nell’arco di una decina di giorni....la prima ritornare a misurare i diametri dei palissandri che avevo misurato 3 anni fa, per vederne l’accrescimento....la seconda recarmi nel fitto di una zona di foresta popolata da persone che si sono dichiarate disponibili ad aprire un dialogo con noi, per la gestione della foresta in cui vivono, in cambio di un appoggio in attività agricole.......

Siamo saliti a Samampahy mercoledi 16 al mattino alle 8,00. Per fortuna il tempo nuvoloso ci ha appoggiati, senza farci ansimare troppo dal caldo, nella ripida salita che conduce ai bordi della foresta. Giunti in prossimità della quale, siamo stati informati che il nostro vecchio posto di accampamento è stato invaso da rovi e altra vegetazione arborea. Caso vuole che prima di arrivare nei pressi del vecchio accampamento, attrezzati gia di maceti e asce per fare pulizia, ci siamo imbattutti in un paio di capanne in terra, abbandonate da poco, con ancora il tetto in paglia resistente alla pioggia e le 3 pietre all’interno, disposte a posa per sostenere la pentola in cui cucinare il riso. Dopo alcune interrogazioni agli accompagnatori locali sul fatto che i proprietari potessero prendersela con noi per il fatto di accamparsi in casa loro e dopo aver constatato che non ci sarebbe stato alcun problema abbiamo in quattro e quarotto pulito l’interno delle due capanne, sistemato le tende, cucinato il riso con patate e crescione...un buon caffe e via verso il fitto della foresta. Passando dal vecchio nostro accampamento abbiamo confermato l’ipotesi che tutto era ormai invaso dai rovi, anche se il tetto in paglia era ancora abbastanza in forma.....ma cavolo non siamo ancora entrati in foresta e quarda te gia una decina di sanguisughine si sono appigliate ai miei pantaloni cercando un varco verso la pelle.....le stacco, le arrotolo un po senò mi si attaccano alle dita e le lancio via....mi dispiace solo che i miei accompagnatori in braghettine corte e sandali hanno ben più da fare che me...ma comunque loro sono abituati!!!

Entriamo in foresta alla ricerca del primo palissandro misurato ben tre anni prima e con l’aiuto del GPS lo troviamo abbastanza facilmente.....il numero a vernice che gli avevo scritto sopra è stato cancellato dalla pioggia ma il segno di riconoscimento fatto con il macete è ancora abbastanza evidentene....misuro il diametro e vedo che è cresciuto meno di un centimetro in tre anni....pensavo meglio!!! Ma vediamo il prossimo!! Intanto le sanguisughe che ormai sono più di una ventina che cercano di salire fino al collo non mi fanno più ne caldo ne freddo....non esistono più per me...è il palissandro il mio pensiero e i miei occhi non cercano che lui....con la testa verso l’alto avanzando tra il fogliame e l’umido del sottoboasco cerco il secondo dei 91 palissandri che avevo misurato nel 2006....purtroppo del secondo non abbiamo trovato solo il ceppo e qualche buon boscaiolo-artigiano è passato prima di noi a portarselo via.....il lavoro procede tale fino al tardo pomeriggio quando ormai il fitto della vegetazione ci impedisce di riconoscere una pianta dall’altra...tornati all’accampamento ci spogliamo di tutti i vestiti per fare pulizia completa dalle sanguisughe, poi un bel bagnetto rinfrescante nel ruscello che sgorga dalla foresta e mi intrufolo poi nella capannina fumante, mentre la pentola con il riso gorgoglia di ristoro e l’altra accanto, con una bella gallina al sugo di pomodoro emana un dolce profumo che risveglia “l’acquolina alla bocca”.....il riso è cotto i due cucinieri costruiscono montagne di riso nei piccoli piattini e le addobbano poi in cima con pezzi di carne di gallina...a me tocca il “sedere” sia perchè sono il più vecchio del gruppo ma anche perchè sono quello che paga. E’ non mi dispiace affatto, anzi è fantastico mangiare il sedere della gallina....è veramente una cosa eccezionale e ci facciamo sempre qualche risata quando dico che io mangerei volentieri quella parte!!! Intanto fuori il temporale, che ci aveva risparmiato durante il giorno, si fa sentire...un ultimo scatto per raggiungere la tenda e lasciare spazio ai sogni della notte!!

Venerdi 18, una volta ritornati al campo base di vohidahy, saliamo nuovamente! Questa volta per la foresta dell’ovest. Oggi la salita è meno ripida dell’altro giorno ma il cielo è azzurro e il sole ci fa soffrire abbastanza, fino a quando non raggiungiamo la frescura della foresta. Sulla strada incontriamo due boa intenti a prendere il sole. Li puoi perfino toccare e loro non fanno una piega visto che è di notte che sprigionano la loro ferocia di caccia. L’asciamo il sentiero principale per un sentiero più opaco e finalmente dopo 5 ore di marcia e tante soste arriviamo al punto desiderato. E’ una apertura in piena foresta di circa 5 ettari, un paio di case, una capanna per due buoi, risaie nel fondovalle, i versanti bassi delle montagnole in parte coltivati e in parte lasciati per la ricrescita di una vegetazione pioniera di foresta. Manioca, patata dolce, arachidi, un po di mais e fagioli. Subito ci viene incontro una donna, bella di viso, ma con i denti gialli scuri alterati dal tabacco da masticare, capelli lisci e scomposti che escono da un fular e un cappello in raphia, vestiti marroni come la terra. Ride e ci accoglie come se ci conoscesse da sempre...ci indica il posto in cui possiamo accampare e continua poi il suo lavoro di portare erba da mangiare ai buoi. Di nuovo in un baleno, l’accampamento è pronto e il riso è cotto. Intanto il caldo del sole ci obbliga a cercare un po d’ombra in cui pranzare. La riunione sarà per domani mattina alle 9,00 mi dice il tecnico che lavora con me e subito mi scappa un po da ridere a pensare: “ah si e con chi la facciamo in questo posto che non c’è nessuno!! Con i lemuri e i topi?” Intanto il silenzio della foresta, il canto degli insetti, le chiome degli alberi che si innalzano nel cielo azzurro, il ruscello che scorre di fianco alla risaia mi fanno viaggiare con la testa verso un mondo che prima dell’arrivo dell’uomo si addiceva proprio al vero senso della parola “armonioso”. Un vortice di colori, suoni, forme che nel suo insieme dovevano essere di una divinità veramente sublime. Un qualcosa che non ha nulla a che fare con l’amaro, con l’odio, con la guerra o la vedetta......soppravvivere, per vivere e fare parte di un tutt’uno...manifestare il proprio essere per fare parte di un destino di vita....la morte parte della vita, ma non morte per mettere fine alle cose come noi sappiamo fare e crediamo! Di nuovo scende la sera....una rinfrescata al ruscello liberando la mia nudità di fronte ad una natura che pavoneggia completamente la sua....tempo di vestirsi, raggiungere la capanna per la cena, prima che un acquazzone copra con il suo barrito ogni altro rumore.

La mattina mi alzo con l’idea fissante di raggiungere la capanna e bere un caffe e oltre a soddisfare questo mio desiderio trovo anche delle patate dolci bollite.....poi come formiche che scendono dall’alto di un monte, così vedo sbucare dalla foresta tante personcine e ben presto ci troviamo circondati da una ventina di queste....ma da dove cavolo sono arrivate che qui intorno c’è solo foresta? Abbastanza stupito anche per la loro puntualità mi inizio ad interrogare se forse questa sia la volta buona di costruire qualcosa di costruttivo con qualcuno che abita da queste parti.....saliamo al primo piano di una capanna fatta da pietre tenute insieme da terra rossa. La stanzina è ricoperta di stuoie e ora le 25 persone si incastrano perfettamente nel suo interno....aspettiamo gli ultimi ritardatari e intanto spendiamo più di 35 minuti a fare riempire la fiche di presenza....molti non sanno scrivere....fa niente gli dico “fate un segno qui!!!” L’incontro inizia con una preghiera intonata dalla persona più intraprendente......poi inizia il dibattito e di nuovo mi stupisco dell’interesse e del coinvolgimento di tutti i presenti...ci sono perfino delle donne che prendono stranamente la parola....indago un po sul modo di vivere di quelle persone e mi viene fatto notare che coltivare in quei posti non è così facile....i cinghiali ti mangiano e distruggono tutto, gli insetti ti rovinano i fagioli e il mais, i topi rosicchiano ogni cosa....ora capisco perchè intorno vedo solo patata dolce, manioca e arachidi....il confronto continua in maniera aperta ed interessata fino a quando non si dice chiaramente che da quanto dettato dalla legge malgascia e come requisito primo per una nostra collaborazione, non si può più fare il taglia e brucia della foresta, non si possono più cacciare gli animali rari come i lemuri, non si possono più abbattere le piante per prendere il miele....scende così il silenzio generale......un qualche topino saltella su e giu per i muri.....poi qualcuno cerca di rompere la situazione imbarazzante....qualcuno domanda: “ma come faranno a vivere i nostri figli se non possono bruciare la foresta?” qualcuno afferma: “ma fino ad oggi ero libero di fare quello che volevo, ed ora ci sono tutte queste regole”...rispondiamo che “non siamo noi che abbiamo fatto la legge ma lo stato malgascio e se ora noi vi proponiamo di non bruciare più in cambio di appoggi in agricoltura, ci sarà un giorno che vi obbligheranno a non bruciare più in cambio di multe e galera”........in molti dicono di avere paura di me, straniero, la cui mente non è da loro conosciuta e controllata.....probabilmente non hanno tutti i torti visto i danni che i colonizzatori hanno fatto in passato.....la riunione iniziata alle 8,30 si conclude alle 14,00.....nessuna interruzione, nessuna pausa caffe...ogni tanto qualcuno si alza per sputare il tabacco dalla finestra....di nuovo la preghiera finale poi come cavallette si sono tutti dileguati nella boscaglia verde della foresta....tutto sommato non è andata male questa volta....almeno c’è stato uno scambio aperto.........mangiamo un boccone di riso e poi decidiamo di andare a trovare il “vicino”........camminiamo così in foresta per circa mezz’ora per arrivare ad un’altra apertura in cui di nuovo ci sono un paio di capanne e risaie nel fondovalle. Qui con il taglia brucia ci sono andati giù peso e gia l’armonia che avevo notato nell’altro posto ha perso la sua bellezza e mi sembra tutto un po più cupo e triste. Entriamo in una capanna, il fuoco acceso sotto una pentola...è buio e non riesco a riconoscere dove è lo spazio dedicato alle persone e quello occupato dalle galline....galline d’apertutto e il padrone di casa che da quando siamo arrivati a quando ce ne siamo andati, intento a tagliare delle patate dolci con un coltello per darle alle galline.....di nuovo una preghiera....una bottiglia di rhum di canna da zuchero ancora caldo perchè appena fatto e poi il nostro congedo visto che è quasi buio e per ritornare a casa vi era da fare di nuovo il percorso in foresta......cammino nel buio della foresta, intento a non inciampare in qualche radice, a non scivolare nel fango, a non restare accecato da un qualche ramo sporgente, penso tra me e me, ma che senso ha venire qui e cercare di negoziare con questa gente per una vita diversa da quella che stanno facendo e che rientra più nei nostri schemi che nei loro? Che senso ha venire qui e dirgli di non bruciare più e fare altro quando solo e quello che vogliono è bruciare per avere un minimo di che mangiare e sopravvivere.....che rischio incorriamo incoraggiandoli ad aumentare le produzioni? Non è che aumentando la produzione del riso, del miele, dei conigli, dei maiali, dei pesci, ecc, tutte cose che ora hanno raramente, poi questo gli da la forza per aumentare la distruzione della foresta? Non è una lama a doppio taglio quello che stiamo promuovendo? Ora loro sono in perfetto equilibrio tra lo sprofondare nel fango e restarne a galla....non riescono ad uscirne perchè non ne hanno le forze ma non sprofondano nemmeno perchè hanno imparato a galleggiare.....prmettergli di produrre di più, permettergli di avere dei soldi, permettergli di avere un sovrappiù rispetto alla norma è normale che ti porterà a pensare di non restare a vivere in quel buco circondato da foresta ma ti farà ancora di più nascere la necessità di vedere e scoprire cosa c’è al di la di quella barriera....e le strade per arrivare a questo possono essere due....o scappare dal buco oppure abbattere quella barriera che li separa dalla civiltà per uniformare il tutto a tutt’uno.....e si, è purtroppo inevitabile che per un uomo l’armonia della natura non corrisponde alla sua armonia interiore ma si ha il bisogno sempre di cercare qualche cosa al di la che anche se sconosciuto è comunque più forte e attraente di quella bellezza ferma che riposa li da un’eternità....ed è così che noi siamo arrivati ad avere la nostra bella macchinina, il nostro palazzo da 4 piani, il nostro giardino in cemento senza essercene accorti che quello che era armonioso veniva prima e quello che prima era un problema di sopravvivenza ora è un problema di spirito.......concludo così questa mia letterina con una preghierina in ricorrenza del natale, secondo gli apprendimenti che ho fatto in questi giorni, che pur nella sofferenza e pur non conoscendo la religione o gesu cristo, delle persone in mezzo al verde della foresta, prima di fare qualsiasi altra cosa si ricordano che comunque qualche altra anima, spirito o forza li sta ossevando e accompagnando in quello che stanno per affrontare......oggi il signore è venuto per la nostra salvezza!!! Non è altro che questo il Natale!!!


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